Cultura italiana a Mosca

Emelianova Elisaveta, studentessa del terzo anno dell’Università MGPU (Mosca)

C’è sempre più gente russa che vuole imparare la lingua di Dante. Alcuni lo fanno per lavoro altri invece per piacere. Gli italiani sono visti come il popolo più vicino ai russi per la loro passionalità, generosità e un pizzico di indolenza.

Nel Istituto dell’arte Realista Russo dal gennaio al maggio si realizza l’esposizione «Russia in viaggio», che ha fatto furore in Italia. Ha aperto i battenti lo scorso 16 ottobre, nelle rinnovate sale del Palazzo delle Esposizioni a Roma, la mostra Russia on the Road 1920-1990. L’evento, nell’ambito delle Giornate della Cultura Russa indette in occasione dell’Esposizione Universale EXPO2015.

Erano circa sessanta le opere esposte, provenienti in gran parte dalla Galleria Tretyakov, dal Museo di Stato Russo di San Pietroburgo e dall’Istituto di Arte Realista Russa. I curatori della mostra l’hanno presentato in cinque sale, ognuna con un tema predominante.

L’Italia è anche letteratura, a cominciare dalle scuole, dove Gianni Rodari fa parte dei programmi e il suo Cipollino è un eroe nazionale, a cui sono dedicati ristoranti di lusso e anche un popolare balletto. Per tutto l’Ottocento e parte del Novecento l’Italia diventò la «patria dell’anima» di scrittori e poeti russi. Dei loro viaggi fugaci, come quelli di Cechov che si recò «nel paese delle meraviglie» per tre volte e sempre facendo tappa nella «città bella» di Venezia, o dei lunghi soggiorni di Gorkij a Capri e Sorrento o di Gogol a Roma restano tuttora molte tracce. In Piazza Pitti a Firenze ci si può perciò imbattere nell’abitazione dove Dostoevskij scrisse l’ Idiota , mentre a Venezia si possono ripercorrere i passi del poeta Brodskij che al capoluogo veneto dedicò il saggio Fondamenta degli Incurabili.

Dal 15 gennaio al 26 febbraio 2016 la Casa-Museo Dostoevsky ha ospitato la mostra Dostoevsky. Italia. XIX secolo. XXI secolo, dedicata, da un lato, ai viaggi dello scrittore russo nel Bel Paese, dall’altro, alle opere di un giovane fotografo italiano, Davide Costantini, che dalla Russia è rimasto incantato. La mostra è stata inaugurata il 14 gennaio.

Dostoevsky ebbe modo di vedere l’Italia tre volte. La prima occasione fu il suo primo viaggio all’estero nel 1862. Si fermò nel paese due settimane, nella seconda metà di agosto, toccando Torino, Firenze, Milano e Venezia. La seconda volta, a distanza di un anno, tra il settembre e l’ottobre 1863, lo scrittore vi si recò assieme all’amata, la giovane scrittrice Apollinarya Prokofevna Suslova. I due attraversarono il paese da nord a sud, passando per Torino, Roma, Napoli e Livorno. Il viaggio più lungo di Dostoevsky in Italia fu il terzo: durò quasi un anno, dal settembre 1868 all’agosto 1869.

Il fotografo italiano Davide Costantini ha visitato nel 2014 la Casa-Museo Dostoevsky a Mosca. Tornato in Italia, ha creato una serie di lavori nei quali ha unito il proprio amore per l’autore con i panorami dei luoghi legati al suo nome: un originale viaggio spirituale dell’artista.

Il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Liguria, Filippo Paganini, ha scritto di queste opere: “Nel lungo viaggio tra la fantasia e la realtà di Costantini, il russo Dostoevsky proietta la sua immagine su diversi angoli d’Italia. Li illumina. Li mescola. Li assorbe e li avvicina in un caleidoscopio di sensazioni, che la tecnologia digitale trasforma fino a renderli nei dettagli artistici un atto ieratico ed esteticamente irripetibile, che spesso nella sua profondità è segnato da quel tipo di ricordo che in ultima analisi lo supera, dandoci una visione della sofferenza in un ossimoro inaspettato”.

L’Italia è sopratutto la gastranomia. E qui parliamo di Gambero Rosso. Una holding e casa editrice ed enogastronomica da cui ormai per la terza a Mosca è stata riportata una varietà ricercata e minuziosamente selezionata di prodotti vinicoli e oleari del Bel Paese. È stato l’evento desiderato e pregustato da parte della Mosca enologica.

Il tour, chiamato Tre bicchieri, ha goduto l’attenzione ben meritata di specialisti del mercato russo, giornalisti, intenditori e distributori. La storia della guida stessa risale al 1987, un anno dopo nacque l’idea di favorire la promozione dei vini italiani nel mondo e di organizzare i tour alla fine della degna presentazione di questo patrimonio inapprezzato della terra italiana. Solo i migliori vini sono autorizzati a entrare nella guida e possono aggiudicarsi dei bicchieri – da uno a tre – a seconda del loro valore e del loro gusto.

Non è un segreto che tra la Russia e l’Italia nel corso dei secoli si siano create relazioni calorose ed amichevoli. I russi, come nessun altro, riescono a capire il temperamento caldo degli italiani e gli italiani, a loro volta, sono i più prossimi a svelare la misteriosa anima russa.I russi avvertono un legame indissolubile con gli italiani. Hanno simili il senso dell’umorismo, la visione della vita e lo stretto temperamento. Si capiscono bene, se non senza parole, ma basta la mezza parola. Non è sorprendente che le due nazioni provino reciprocamente un affetto genuino che ogni anno è sempre più forte.

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